Guardare la propria vita con occhi nuovi: il lavoro biografico

Associazione Pedagogica Steineriana approfondimento Biografia

Da più di dieci anni, quando ne ho l’opportunità, partecipo ai corsi di biografia condotti da Anna Mattei, che due volte l’anno, in primavera e in autunno, tiene seminari per l’Associazione Steineriana di Vallebona, nella accogliente cornice della Casa Valdese di Vallecrosia.

La prima volta che ho preso parte a un suo seminario ho provato una sensazione difficile da spiegare: non comprendevo ancora pienamente di che cosa si stesse parlando, e la cosa mi innervosiva; eppure sentivo che si apriva davanti a me qualcosa di profondamente nuovo. Era un modo diverso di guardare alla vita, e soprattutto alla propria vita. Un modo capace di mettere in discussione alcune delle nostre consuete chiavi di lettura e di invitarci a osservare ciò che abbiamo vissuto da una prospettiva più ampia. Un’esortazione a guardare la propria storia non soltanto come una successione di avvenimenti, ma come un percorso nel quale possono emergere fili conduttori, trasformazioni, incontri, svolte e ampie possibilità di sviluppo e di conoscenza.

È questo, in fondo, uno degli aspetti più affascinanti del lavoro biografico: imparare a conoscere noi stessi attraverso un percorso iniziatico che è la vita stessa di ognuno di noi.

Siamo abituati a raccontare la nostra vita attraverso ciò che ci è accaduto: la famiglia in cui siamo nati, gli studi, il lavoro, le relazioni, le difficoltà, le scelte, le perdite, le occasioni. Di tutti questi fatti ci compiacciamo, ci lamentiamo, ci rallegriamo o soffriamo. Ma cosa succede se, per un momento, proviamo a guardarli da un’altra angolazione, da un punto di osservazione più neutro e, per quanto possa sembrare strano, più amorevole?

Il lavoro biografico parte proprio da qui.

Ritornare alla propria storia con uno sguardo nuovo; non significa cercare spiegazioni a tutti i costi, né costruire una lettura rigida o interpretare la propria esistenza come fortunata o sfortunata, bella o brutta, desiderabile oppure no. Significa piuttosto imparare a osservare, mettere in relazione, riconoscere ciò che nel tempo si è trasformato e ciò che invece sembra accompagnarci come un filo costante. È una lettura che può risultare, a volte, sorprendente per l’evidenza di fatti che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi senza riuscire a coglierne il significato; altre volte è più sottile e richiede particolare cura e attenzione alle emozioni che emergono. E sono proprio queste emozioni, a volte, che sprigionano la comprensione, permettendoci di riconoscere l’origine e il significato degli eventi. È in questa ricerca di connessione con se stessi che il lavoro biografico diventa una vera e propria Arte.

A volte, osservando la nostra biografia nel suo insieme, o anche quella di personaggi famosi, possiamo accorgerci che alcuni avvenimenti che sembravano casuali o isolati acquistano un significato diverso. Possiamo riconoscere passaggi di crescita, momenti di crisi che hanno aperto nuove possibilità, incontri che hanno lasciato un’impronta, capacità che si sono manifestate proprio quando erano necessarie.

La biografia, allora, non è soltanto ciò che ci è accaduto: è anche il modo in cui, nel corso della vita, abbiamo incontrato quegli eventi e ci siamo trasformati attraverso di essi.

Nella prospettiva antroposofica il lavoro biografico può essere inteso come una vera e propria arte dello sguardo.Guardare la propria vita richiede attenzione, ascolto e disponibilità a sospendere, almeno per un momento, i giudizi abituali. Non si tratta semplicemente di ricordare il passato, ma di imparare a osservarlo, collocandolo nelle diverse fasi della vita che, pur nella loro unicità, appartengono all’esperienza di ogni essere umano. È così possibile riconoscere connessioni e significati che spesso diventano visibili soltanto con il passare del tempo.

In questo senso, il lavoro sulla biografia è un percorso di conoscenza di sé.

«Conosci te stesso e conoscerai il mondo» è un’antica e potente esortazione che conosciamo tutti ma che solo pochi hanno il coraggio di vivere fino in fondo. E’ questa la natura delle verità più profonde: ci camminano così tanto accanto, sempre sotto i nostri occhi e spesso sulle nostre labbra da rischiare di sfuggirci!

Siamo portati a pensare che sia il mondo esterno, con la sua imprevedibilità, a determinarci, a forgiarci, ad affliggerci con l’incertezza di ciò che accadrà… Ma cosa cambia se iniziamo a considerare che la realtà che incontriamo, non è soltanto in relazione con ciò che portiamo dentro ma viene proprio plasmata da ciò che spesso inconsapevolmente abita in noi? Allora la realtà diventa improvvisamente un libro aperto da leggere e non più un dedalo intricato di eventi sconnessi gli uni dagli altri che ci provoca sofferenza e incomprensione.

Questa prospettiva ribalta il nostro abituale modo di guardare alla vita. Non siamo soltanto spettatori di ciò che accade: attraverso ciò che siamo, attraverso i nostri pensieri, le nostre scelte, le nostre forze e le nostre fragilità, partecipiamo continuamente alla realtà che incontreremo.

La vita quotidiana, con le sue relazioni, le sue prove e le sue svolte, può così diventare materia di ricerca interiore.

E la vita allora diventa una domanda aperta, non soltanto: Perché mi è successo questo? Ma anche: Che cosa ha portato nella mia vita questo evento? Che cosa ha modificato? Che cosa mi ha chiesto di diventare? Quale capacità ha fatto emergere? e infine, che cosa dice di me ciò che mi è accaduto?

È un dialogo continuamente aperto tra noi e la nostra storia, nel quale ogni risposta può aprire una nuova domanda e ogni nuova domanda può condurci a una comprensione più profonda di “chi sono io”. Non si tratta quindi di arrivare a una spiegazione definitiva, ma di imparare a leggere ciò che viviamo come parte di un processo in continua trasformazione.

Le domande non hanno necessariamente una risposta immediata: eccolo un altro dei valori del lavoro biografico!; imparare a stare nella domanda, lasciando che nel tempo emergano significati che non erano ancora visibili. E’ nella comprensione di questo passaggio che, improvvisamente, la vita cambia. quando smettiamo di pretendere risposte immediate e impariamo ad attendere quelle che la vita, attraverso ciò che accade, viene ad offrirci, la vita stessa diventa una scuola, una mappa da cui attingere le risposte che ancora ci mancano. E, mentre ci offre quelle risposte, apre nuove domande, invitandoci a proseguire nel cammino della conoscenza.

E’ così che ho compreso che la vita è “un luogo” inatteso e affascinante, capace di restituirci continuamente la meraviglia della scoperta. E ciò che prima poteva apparire come un futuro da temere diventa, invece, un futuro da attraversare con uno sguardo saldo e fiducioso.

A cura di Paola – mamma di Giulio, Pietro ed Emma